Responsabilità Medica

Domanda L. 210/92 e prescrizione: perché la data di deposito conta nel risarcimento da sangue infetto

La data della domanda di indennizzo L. 210/92 può incidere sulla prescrizione del risarcimento da sangue infetto e su chi deve provare cosa. Lo spiega lo Studio Legale Fanelli di Trani.

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Avv. Ferdinando Fanelli

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Tempo di lettura: 5 Min

Domanda amministrativa Legge 210/1992 e prescrizione: perché la data di deposito può spostare l'onere della prova

Chi ha contratto epatite o HIV dopo una trasfusione o dopo l'uso di emoderivati si fa spesso la stessa domanda: il risarcimento è ancora possibile dopo tanti anni? La risposta dipende anche da una data che molti considerano un semplice passaggio burocratico. È la data in cui è stata presentata la domanda di indennizzo prevista dalla Legge 210/1992.

Secondo la Corte di Cassazione, quella data può servire a stabilire da quando decorre la prescrizione del risarcimento da sangue infetto. Può anche determinare chi, nel processo, deve dimostrare cosa. In questo articolo spieghiamo il meccanismo in modo semplice e indichiamo cosa verificare subito.



Indennizzo e risarcimento sono la stessa cosa?

No, e confonderli può costare caro. L'indennizzo previsto dalla legge 210/92 è un sostegno economico dello Stato, di natura assistenziale. Spetta a chi ha subito danni irreversibili da trasfusioni, emoderivati o vaccinazioni obbligatorie. Non richiede la prova di una colpa: serve che la commissione medica competente accerti il nesso tra trasfusione e patologia.

Il risarcimento, invece, si chiede con un'azione civile contro il Ministero della Salute. Si basa sulla responsabilità per l'omessa vigilanza sulla sicurezza del sangue e mira al ristoro integrale del danno: biologico, morale ed economico. Sono due binari distinti, con regole e termini diversi. Di norma, le somme già ricevute come indennizzo vengono detratte da quanto liquidato come risarcimento.



Da quando decorre la prescrizione del risarcimento da sangue infetto?

Con la sentenza n. 581 del 2008, le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito che la prescrizione non decorre dal giorno della trasfusione né dalla semplice comparsa della malattia. Decorre dal momento in cui la malattia viene percepita, o poteva esserlo con l'ordinaria diligenza, come danno ingiusto causato dalla condotta di un terzo. Si tiene conto anche delle conoscenze scientifiche diffuse all'epoca. Per le lesioni personali il termine ordinario è di cinque anni (artt. 2935 e 2947 del Codice civile).

La stessa pronuncia dà un peso particolare alla domanda amministrativa ex L. 210/92:

  • chi chiede l'indennizzo dichiara di collegare la propria malattia alla trasfusione;

  • per questo, secondo le Sezioni Unite, la consapevolezza non può collocarsi dopo la data di presentazione della domanda;

  • una diagnosi precedente, da sola, non basta a far partire la prescrizione se mancava la consapevolezza dell'origine trasfusionale;

  • la data effettiva va comunque ricostruita caso per caso, sulla base dei documenti disponibili.



Perché la data di deposito sposta l'onere della prova?

Nelle cause contro il Ministero della Salute per sangue infetto, di solito è il Ministero a sollevare l'eccezione di prescrizione. Chi solleva l'eccezione deve provarne i presupposti. Se la domanda amministrativa segna il limite massimo della consapevolezza, spetta al Ministero dimostrare che il danneggiato sapeva già prima. Non basta indicare una vecchia diagnosi: servono elementi concreti sulla percezione della causa del danno.

Cosa significa per te? Se tra la domanda di indennizzo e il primo atto interruttivo sono passati meno di cinque anni, la tua posizione può essere più solida. Attenzione però: la domanda di indennizzo non vale automaticamente come messa in mora per il risarcimento. Per interrompere la prescrizione serve, di regola, un atto specifico rivolto al Ministero, come una diffida formale o la notifica di un atto giudiziario.



Cosa cambia per gli eredi e quali documenti conservare?

Quando si parla di risarcimento da sangue infetto per gli eredi, le posizioni possibili sono due. C'è il danno subito dal familiare deceduto, che si trasmette agli eredi (iure hereditatis), e c'è il danno proprio dei congiunti (iure proprio). Per quest'ultimo la consapevolezza va valutata in modo autonomo e i termini possono essere diversi. Anche gli eredi, inoltre, possono avere diritto all'indennizzo L. 210/92 nelle forme previste dalla legge. Ogni posizione va ricostruita con le sue date.

I documenti più importanti sono la ricevuta di deposito della domanda amministrativa, il verbale della commissione medica e le cartelle cliniche relative alle trasfusioni. Servono anche i referti della prima diagnosi ed eventuali diffide già inviate. La sequenza delle date è spesso decisiva per capire se l'azione può ancora essere proposta.



Vuoi verificare se il tuo caso è ancora tutelabile?

Ogni vicenda di sangue infetto ha date, documenti e passaggi propri. Il primo passo per capire se il risarcimento può ancora essere chiesto è un controllo attento della cronologia. Hai bisogno di una valutazione del tuo caso? Contatta lo Studio Legale Fanelli a Trani tramite il form sul sito. Ti seguirà direttamente l'Avv. Ferdinando Fanelli, Patrocinante in Cassazione.

Per un primo orientamento gratuito, scrivi a legalefanelli@libero.it o compila il form di contatto. Lo studio assiste famiglie della provincia BAT e di altre regioni d'Italia, sia per l'indennizzo sia per il risarcimento, con aggiornamenti costanti su ogni fase della pratica.

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