Indennizzo Legge 210/1992 per sangue infetto: come funziona la domanda e chi decide
Chi ha contratto un'epatite o l'HIV dopo una trasfusione, spesso negli anni '70-'90, si trova davanti a una procedura con più passaggi. Molte persone non sanno a chi spetta ogni fase. Per questo i ritardi e le domande respinte sono frequenti.
In questo articolo spieghiamo con parole semplici il percorso dell'indennizzo legge 210/92: chi raccoglie la domanda, chi valuta il nesso tra trasfusione e malattia e in quali casi entra in gioco il Ministero della Salute. Così saprete cosa controllare e quando conviene farvi assistere.
A chi va presentata la domanda di indennizzo per sangue infetto?
La domanda va presentata alla ASL competente per territorio, di regola quella di residenza di chi ha subito il danno. Dal 2001 le funzioni amministrative sull'indennizzo sono passate alle Regioni, che le esercitano proprio tramite le aziende sanitarie locali.
Bisogna fare attenzione ai termini indicati dalla legge. Per le epatiti post-trasfusionali la domanda va presentata entro tre anni, per le infezioni da HIV entro dieci anni. In entrambi i casi il termine decorre da quando l'interessato ha avuto conoscenza del danno. Per questo è utile ricostruire con precisione le date delle diagnosi e delle certificazioni mediche, come spieghiamo nella guida su termini e documenti per la domanda di indennizzo.
Che ruolo ha la ASL nell'istruttoria della pratica?
La ASL istruisce la pratica: riceve la domanda, controlla che la documentazione sia completa e la trasmette alla Commissione Medica Ospedaliera (CMO), che si occupa della valutazione medico-legale. Un fascicolo incompleto rallenta la pratica e indebolisce la posizione del richiedente.
Ricevere la domanda e verificare che sia stata presentata nei termini.
Raccogliere la documentazione clinica, in particolare quella sulle trasfusioni ricevute e sulla diagnosi.
Inviare il fascicolo alla Commissione Medica Ospedaliera per la visita e il giudizio.
Dopo un giudizio favorevole, curare la fase amministrativa della liquidazione dell'indennizzo.
Chi decide sul nesso tra trasfusione e malattia?
Il giudizio sanitario spetta alla Commissione Medica Ospedaliera. La CMO stabilisce se esiste un nesso causale tra la trasfusione e l'infezione e, se il danno viene riconosciuto, lo colloca in una delle categorie previste dalle tabelle di legge. Da questa classificazione dipende l'importo dell'indennizzo.
Spesso è qui che si gioca la partita. Una cartella clinica che non riporta le trasfusioni o una ricostruzione temporale poco chiara possono portare a un giudizio negativo. Per questo conviene preparare la visita con una consulenza medico-legale, soprattutto quando i ricoveri risalgono a molti anni fa.
Quando interviene il Ministero della Salute?
Il Ministero della Salute interviene soprattutto nella fase dei ricorsi. Contro il giudizio della CMO si può presentare ricorso gerarchico al Ministero entro trenta giorni dalla notifica. Se anche il ricorso non va a buon fine, si può agire davanti al giudice entro un anno dalla comunicazione della decisione o dalla scadenza del termine previsto per decidere. Ne parliamo nell'approfondimento sulla domanda di indennizzo respinta e il ricorso contro il giudizio della CMO.
Bisogna tenere distinti due binari diversi. L'indennizzo è una prestazione assistenziale che non richiede di provare una colpa. Il risarcimento del danno da sangue infetto, invece, è un'azione civile contro il Ministero per omessa vigilanza, con regole di prova e di prescrizione proprie. Conoscere la differenza tra indennizzo e risarcimento per sangue infetto permette di non perdere nessuna delle due tutele. Inoltre l'importo dell'indennizzo può essere scomputato dal risarcimento eventualmente riconosciuto.
Volete una valutazione della vostra pratica?
Se avete già presentato la domanda, se aspettate da tempo il giudizio della CMO o se avete ricevuto un esito negativo, è importante controllare subito termini e documenti. Lo studio legale Trani dell'Avv. Ferdinando Fanelli segue pratiche di indennizzo e azioni di risarcimento per sangue infetto. Assiste persone ed eredi nella provincia Barletta-Andria-Trani e in tutta Italia, e il cliente parla sempre direttamente con l'avvocato.
Per un primo orientamento potete scrivere a legalefanelli@libero.it oppure compilare il form di contatto dello Studio. Esamineremo insieme la documentazione e vi indicheremo con chiarezza quali sono i prossimi passi possibili.
