Inclusione scolastica e disabilità grave: cosa cambia tra il 2025 e il 2026
Per molte famiglie l’inizio dell’anno scolastico porta con sé una domanda concreta: il supporto riconosciuto a mio figlio sarà davvero adeguato ai suoi bisogni?
Quando si parla di alunni con disabilità grave, il tema non riguarda solo il numero di ore di sostegno. Entrano in gioco il PEI, l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione, il coinvolgimento della famiglia, le decisioni della scuola e, nei casi più delicati, la possibilità di contestare provvedimenti non coerenti con il percorso educativo dell’alunno.
Nel biennio 2025-2026 il quadro merita particolare attenzione anche per la fase di attuazione della riforma della disabilità introdotta dal D.Lgs. 62/2024. Lo Studio Legale Fanelli di Trani propone una guida essenziale per aiutare le famiglie della provincia BAT a capire quali elementi controllare e quando può essere utile chiedere una valutazione legale.
Il ruolo centrale del PEI
Il riferimento principale resta il PEI, Piano Educativo Individualizzato. È il documento che definisce il progetto educativo dell’alunno con disabilità e indica le misure di supporto necessarie per garantire la partecipazione alla vita scolastica.
Il PEI viene elaborato dal GLO, il Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione, con il coinvolgimento della scuola, della famiglia e delle figure competenti. Per questo motivo non dovrebbe essere considerato un adempimento formale, ma uno strumento concreto per descrivere i bisogni dell’alunno e organizzare le risorse necessarie.
Tra gli aspetti da verificare rientrano:
• il numero di ore di sostegno proposte o assegnate;
• la presenza di eventuale assistenza all’autonomia o alla comunicazione;
• la coerenza tra diagnosi, profilo di funzionamento e misure indicate;
• la partecipazione effettiva della famiglia alla redazione del PEI;
• l’eventuale riduzione dell’orario scolastico e le ragioni indicate dalla scuola.
Le ore di sostegno possono essere ridotte?
Ogni situazione deve essere valutata in concreto. Tuttavia, un principio è ormai consolidato: le esigenze organizzative o la carenza di risorse non possono comprimere in modo automatico il diritto all’inclusione scolastica dell’alunno con disabilità.
Quando il PEI evidenzia la necessità di un determinato supporto, la scuola e l’amministrazione devono motivare con attenzione eventuali scelte diverse. Una riduzione delle ore o delle misure di supporto non può essere giustificata in modo generico, soprattutto quando incide sulla frequenza, sulla partecipazione o sulla sicurezza dell’alunno.
Nei casi più complessi, la giurisprudenza amministrativa ha più volte valorizzato il principio secondo cui il diritto all’istruzione e all’inclusione deve essere garantito in modo effettivo, non solo formale. Questo vale sia per il sostegno didattico sia, quando necessario, per altre forme di assistenza scolastica.
Riforma della disabilità: cosa cambia nel 2025-2026
Il D.Lgs. 62/2024 ha avviato una riforma ampia del sistema di accertamento della disabilità. Tra le novità più rilevanti vi sono il progressivo ruolo centrale dell’INPS nella valutazione di base e il rafforzamento del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.
La riforma non produce però un cambiamento immediato e uniforme in tutta Italia. Il periodo 2025-2026 è una fase di transizione e sperimentazione, con applicazione progressiva in diverse province e territori. Per le famiglie questo significa che possono convivere procedure vecchie e nuove, a seconda del territorio e del momento in cui viene avviato il procedimento.
In particolare, la sperimentazione è stata avviata dal 1° gennaio 2025 in alcune province, poi estesa dal 30 settembre 2025 ad altri territori e ulteriormente ampliata dal 1° marzo 2026. L’entrata a regime sull’intero territorio nazionale è prevista dal 1° gennaio 2027.
È quindi importante distinguere tra il piano sanitario-amministrativo dell’accertamento della disabilità e il piano scolastico, dove il PEI continua ad avere un ruolo centrale nella definizione dei bisogni educativi e delle misure di supporto.
Assistenza all’autonomia e alla comunicazione: perché non va confusa con il sostegno
Un altro punto spesso poco chiaro riguarda la differenza tra insegnante di sostegno e assistenza all’autonomia o alla comunicazione. Non si tratta della stessa misura.
L’insegnante di sostegno opera sul piano didattico ed educativo, mentre l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione può essere necessaria per consentire all’alunno di partecipare concretamente alla vita scolastica, comunicare, muoversi o svolgere attività quotidiane in sicurezza.
Proprio su questo terreno alcune pronunce recenti, riferite in particolare all’assistenza alla comunicazione e alla LIS, hanno ribadito l’esigenza di garantire un supporto effettivo quando la documentazione e il progetto individuale dell’alunno lo richiedono. Anche in questi casi, la valutazione deve partire dai bisogni concreti del minore e non da formule generiche.
Cosa può fare una famiglia se il supporto non è adeguato
Quando le ore di sostegno o le misure di assistenza sembrano insufficienti, è utile procedere con ordine. Il primo passo è raccogliere tutta la documentazione disponibile: verbale di accertamento, diagnosi funzionale o profilo di funzionamento, PEI, comunicazioni della scuola, eventuali richieste già inviate e risposte ricevute.
Successivamente si può valutare se presentare una richiesta formale alla scuola o all’amministrazione competente, chiedendo il riesame delle misure adottate. Nei casi in cui il problema non venga risolto, può essere necessario valutare un ricorso davanti al giudice amministrativo, soprattutto quando la decisione incide concretamente sul diritto allo studio dell’alunno.
Ogni caso richiede attenzione, perché non basta indicare una difficoltà generale: occorre dimostrare il collegamento tra i bisogni dell’alunno, quanto previsto nel PEI e le misure effettivamente garantite.
Studio Legale Fanelli: assistenza per famiglie a Trani e nella provincia BAT
Lo Studio Legale Fanelli assiste le famiglie di Trani e della provincia di Barletta-Andria-Trani nella valutazione di situazioni legate a sostegno scolastico, PEI, assistenza all’autonomia e alla comunicazione, riduzione delle ore e tutela del diritto all’inclusione.
L’obiettivo è esaminare la documentazione, comprendere il caso concreto e individuare il percorso più adatto, evitando iniziative generiche o non proporzionate alla situazione.
Se ritieni che il supporto riconosciuto a tuo figlio non sia adeguato ai suoi bisogni, puoi richiedere un primo orientamento scrivendo a legalefanelli@libero.it o compilando il form di contatto sul sito dello Studio.



